S.Croce - Dorsoduro

S.Croce - Dorsoduro

Partenza : Rialto Mercato / durata del tour h 2

Ed il nostro punto d’incontro sarà nuovamente Rialto ed il suo allegro e rumoroso mercato. Da qui ci dirigiamo verso la Pescaria ed il campo delle Becarie , campo dove si trovavano negozi di carni oltre che ai banchetti di pesce. Da qui andiamo verso la calle dei Boteri. A metà della calle,all'anagrafico 1562,  vale la pena soffermarsi in un angolo veramente orientale, che vi riporta indietro nel tempo, una piccola bottega di artigianato marocchino. Il negozio non ha nome ma lo riconoscerete dalle sue magiche lanterne esposte e dai colori vivaci degli oggetti per la casa e tappeti. A fine della calle dei Boteri dove si trovavano laboratori che realizzavano botti per il vino e alla fine della via giriamo a destra. Da qui cominciava il quartiere a luci rosse nel periodo della Serenissima, che nel 1360, radunò le prostitute che si trovavano in giro per la città, in questa area. A testimoniare il fatto c’è un ponte dal nome inequivocabile, che si chiama Ponte delle Tette, qui le meretrici, esponevano i seni fuori dai balconi per promuovere l attività La zona è più nota come Ca’ Rampane, ed ancora adesso per definire una vecchia prostituta in dialetto veneziano si dice vecia carampana. Sempre in zona c’è uno dei tanti rii terà, questi rii una volta erano dei canali che sono stati interrati. Al lato del ponte de le Tette invece troviamo la fondamenta della Stua, dal tedesco bagno pubblico, dove ci si andava a lavare. Proseguendo dritto e fatti due ponticelli con caratteristici scorci, ci dirigiamo verso i Frari. Vale la pena fare una piccola deviazione verso il Campo S.Giacomo Dall’Orio, un caratteristico e tipico campo veneziano con l’omonima chiesa, che è una delle più vecchie di Venezia. Qui ci sono ancora vecchie trattorie e brulica di vita veneziana.

Torniamo nei nostri passi e dirigiamoci verso il campo dei Frari, con l’omonima bellissima chiesa. Erano chiamati cosi i frati Francescani, che nel 1222 erano giunti a Venezia a seguito di San Francesco. La chiesa fu iniziata nel 1340 ed è in stile gotico. Agli inizi del’400 la chiesa appariva come la si può ammirare ora. All’interno sono presenti tele dei maggiori importanti pittori dell’epoca : Tintoretto, Tiziano, Bellini e sono sepolti molti illustri veneziani: condottieri, dogi, artisti e condottieri. A pochi passi troviamo anche la Scuola di S.Rocco, che venne costruita tra il 1489 ed il 1549, ma il suo attuale aspetto è il risultato di diversi interventi succeduti nel tempo. Quando l’edificio fu finito, fu bandito un concorso per scegliere il pittore che avrebbe decorato le stanze. E venne scelto il famoso pittore veneziano Tintoretto.

Seguiamo la passeggiata verso il bel campo S.ta Margherita, dove in mezzo al campo c’è un edificio isolato, che sembra un po’ li per caso, è la scuola dei Varoteri, conciatori di pelli, che venne costruita nel 1725. Su uno dei lati della scuola, troviamo la targa che, come al mercato di Rialto, indica le misure minime che dovevano avere i pesci venduti al mercato. Ancor oggi infatti c’è un piccolo mercato del pesce. Proseguendo verso l’Accademia, ci troviamo al Ponte dei Pugni, dove al centro troviamo quattro impronte bianche. Queste erano le orme che indicavano la posizione di partenza delle fazioni che si combattevano a suon di pugni e bastoni. Le lotte erano frequenti e si svolgevano sui ponti della città. Queste lotte che a volte coinvolgevano centinaia di cittadini, non erano puniti dal governo, ma solo regolamentati. Le lotte si svolgevano tra settembre e Natale e seguivano uno schema preciso: una volta lanciata la sfida si decideva l’arbitro ed il ponte dove combattere. Ogni fazione arrivava a suon di trombe con i suoi campioni, che ingaggiavano lotte individuali o di piccoli gruppi. Le lotte spesso finivano in una rissa collettiva, per riuscire a raggiungere la parte centrale del ponte.
Ai piedi del ponte ormeggiata c’è una caratteristica barca che vende frutta e verdura.

Proseguiamo per il ponte dell’Accademia, dove ai piedi ci sono le famose Gallerie.
Soffermatevi sul ponte e godetevi l’incantevole panorama del Canal Grande.
Scesi dal ponte girate subito a sinistra e poi destra direzione campo S.Samuele, con il suo antico campanile romanico del XII sec. ancora intatto. Affacciato sul Canal Grande troviamo Palazzo Grassi, che nel 1687 venne commissionato dalla famiglia omonima, al famoso architetto Giorgio Massari. Da li ad oggi il Palazzo ebbe molte destinazioni e proprietari.
Tra gli ultimi, l’edificio passò al gruppo Fiat che ne affidò il restauro all’architetto milanese Gae Aulenti e divenne nel 1983 uno dei centri espositivi più prestigiosi d’Europa.
Nel 2005 venne acquistato dal collezionista d’arte François Pinault.
Proseguendo il nostro itinerario, proprio dietro l’angolo troviamo la targa commemorativa della casa dove nacque uno degli emblemi della città : Giacomo Casanova. Raffinato letterato, che rappresenta il seduttore per eccellenza internazionalmente, ma più precisamente è l’icona europea del 18sec, con i suoi vizi e virtù. Proseguendo per la salizada S.Samuele, a destra intersechiamo la Calle de le Boteghe, (negozi) strada di esercizi commerciali ed artigianali da sempre, lo ricorda il rilievo di un elegante scarpa, che troviamo sul muro, che sta ad indicare dove si trovava la casa dei “calegheri”, calzolai tedeschi di S.Samuele, per sbucare in uno dei campi più grandi e più belli di Venezia: S.Stefano con la sua chiesa gotica. L’edificio sorse con il convento nel XIII sec.,
ed oltre alle molte opere esposte vi segnaliamo il suo bel soffitto a carena di nave che ricorda le maestranze che operavano all’Arsenale.
Un po’ più avanti troviamo il curioso Campiello Novo o dei Morti, si tratta infatti di un antico cimitero. Prima dell’avvenuta di Napoleone, i morti venivano seppelliti un po’ ovunque, nelle chiese o nelle adiacenze di queste.
All’interno del campo invece troviamo il piccolo campo Pisani che dal 1877 ospita nel palazzo omonimo, la Fondazione Benedetto Marcello, il Conservatorio Musicale.

E tempo di fare pausa e godersi il meritato riposo in uno dei bei caffè del campo.

Roberta Michieletto

di Dario Beltrame